Content editor: ma te di preciso che fai?

Una delle domande che mi sono sentita rivolgere più di frequente da quando ho intrapreso il mestiere di content editor è questa: ” ma te  di preciso che fai?”
Solitamente prima di rispondere sto zitta un momento e poi me la cavo con uno sbrigativo “so quella che scrive le cose per i social… tipo i blog.”

Semplice e indolore.

In realtà è qualcosina in più ed oggi proverò a spiegarvelo…o meglio vi proverò a spiegare quello che ho capito io!

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Inizierei dicendo che fare la content editor non  è mai stato il mio obiettivo, non sapevo manco che questo mestiere si chiamasse così. Non ho studiato, fatto tirocini, girovagato ecc ecc con il fine ultimo di diventare ” quella che scrive le cose per i social…”

Volevo fare la scrittrice (ma questo lo sapete già) o in alternativa infilarmi in qualche casa editrice.

Sebbene non avessi una direzione ben precisa  ho sempre avuto una certezza: mai e poi mai rinunciare a lavorare con le parole.
Mi sono lasciata naufragare a lungo: website dopo website, blog dopo blog, forum dopo forum.. trovando alla fine in questa figura, il content editor, un valido compromesso.

I requisiti? Buona scrittura+creatività+motivazione.

Così ho deciso e ci ho provato. Mi sono proposta per ogni singola offerta che ho trovato fino a che qualcuno non mi ha dato fiducia dicendomi di sì.

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Quindi… Non so precisamente come si diventa content editor – se non provandoci e succhiando tutto ciò che internet ha da dare – ma posso provare a dirvi, una volta per tutte, cosa fa:

Il content editor è un editore per il web. E’ colui/colei che gestisce tutti i contenuti testuali di un sito (post, newsletter, articoli ecc ecc.)  organizzandoli e dandogli una forma che risulti accattivante, con lo scopo di attrarre il lettore senza annoiarlo.

Scrivere in maniera scorrevole però non è tutto, è necessario avere una conoscenza dei linguaggi SEO e dei Word processor così da rendere più fluida e migliorare l’indicizzazione dei contenuti , ovvero il modo in cui i motori di ricerca riconoscono ed “interpretano” le pagine web.

Insomma…come un pomeriggio a giocare con i Lego, ma con le parole.

Ora, se sono riuscita a portarvi fino alla fine di questo post senza che vi siate distratti, allora sono brava nel mio lavoro (accetto nuovi clienti eh) .
In caso contrario fatemelo sapere, sono ancora in tempo per fare la scrittrice!

-VIOLA

PS: per chi fosse interessato ad un po’ di formazione vi segnalo questi corsi:

 

Quant’è bello andare in giro con le ali sotto i piedi: storia di una motociclista distratta

Ieri è uscito il nuovissimo singolo di Cesare Cremonini,“Poetica”. una romantica canzone d’amore, ma oggi sono qui per parlarvi di uno dei suoi più grandi successi del passato, di quando esistevano i Lunapop e c’era quel CD con la ranocchia in copertina con scritto Squérez, di cui sicuramente la maggior parte di voi avrà un bel ricordo.

Quello di cui sto parlando è 50 special. E sappiate che 50 special, per una persona che va in giro da anni in sella allo stesso cinquantino con cui ha vissuto mille avventure, è una canzone d’amore. Come tutti gli amori però, anche il mio con quello del mio motorino è molto travagliato, d’altra parte l’amore non è bello se non è litigarello.

Dobbiamo precisare però che quella del nostro Cesare è una Vespa e la mia no, che l’estate non sta avanzando e che nessuno (tantomeno il mio motorino) mi porterà in vacanza.

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Cesare andava in giro per i Colli Bolognesi, e per quanto io ami Bologna, devo dire che fino a lì con il motorino non mi ci sono mai spinta. Dal mio canto io mi ostino a girare per Roma, perdendomi in continuazione appena esco di cinque metri dal raggio del mio quartiere, ed è sempre un’avventura nuova. Sì perché i cinquantini non è che possono fare tutte le strade. La tangenziale ad esempio, è bannata. Quindi devi trovare con il tuo navigatore la strada migliore, e cerchi di non dannarti a pensare che se avessi potuto percorrere l’altra strada ci avresti impiegato dieci minuti, e invece facendo il fantomatico “giro di Peppe” ce ne stai impiegando il triplo. Ovviamente, se sei una ragazzetta un po’ distratta come me, ti perdi pure con il navigatore.

Un altro grande problema che il nostro amato Cesare non evidenzia, è la palese problematica che si trova a dover risolvere un motociclista d’inverno: PIOVE, CESARE. E lo sappiamo che l’estate per te avanza, ma qui già sta iniziando a piovere, e non ti dico come bisogna attrezzarsi ogni volta con cappotti e impermeabili vari, che al confronto una cipolla ha pochi strati.

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E niente Cesare alla fine lo sai qual è l’unica vera cosa che abbiamo in comune  io e il te di vent’anni fa ? Che c’abbiamo il motorino ma non qualcuno che si vuole fidanzare con noi. Mo chissà se sta ragazzetta di Poetica un giro in moto glielo fai fare, ma comunque sotto la pioggia, senza benzina, con le gomme a terra, il mio motorino non lo cambierei con nessuno al mondo.

Grazie Cesare per averci regalato la prima ed unica vera canzone d’amore dedicata ai motociclisti, perché poi quando esce il sole c’hai proprio ragione, ma che ne sanno questi automobilisti di quanto è bello andare in giro con le ali sotto i piedi?

                                                                                                                                                      -FIORE

Scuole di scrittura: ecco cosa ho imparato

Pochi giorni fa ho letto un articolo su Linkiesta che mi ha fatto venire voglia di parlare di scrittura.

Scrivere è un destino incantevole e spietato che io ho sempre avuto la presunzione di dover compiere.

Mi sono dedicata a questa nobile arte – che molto prende e (spesso) poco dà – convinta che il luogo comune secondo cui “sei uno scrittore solo se qualcuno ti legge” non fosse vero.

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Il mio rapporto con la scrittura è la mia più grande contraddizione: vorrei fare la scrittrice, ma non ho mai veramente pensato di poterlo diventare. Non tanto perché io non mi fidi delle mie capacità quanto per uno scetticismo nei confronti di quello che il mondo editoriale oggi richiede per avere – se non successo- quantomeno una chance.

È per questo che non ho potuto fare a meno di incuriosirmi quando ho iniziato a sentir parlare  in maniera sempre più diffusa  delle scuole di scrittura creativa.

La domanda che mi sono posta è una ed è semplice: scrivere può essere insegnato?

La risposta a questa domanda mi ha sempre fatto venire in mente un’analogia con la psicoterapia.
Sono stata in terapia per cinque anni e tuttora non so se mi sia effettivamente servita a qualcosa. Forse frequentare un corso di scrittura creativa è la versione umanistica di una seduta dallo psicoterapeuta.

Magari è solo un confortevole effetto placebo per le nostre aspirazioni.  

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Tuttavia mi sono detta: you’ll never know ‘till  you try! Dunque nel marzo di quest’anno ho deciso di provare ad entrare alla Scuola Holden , rinomata accademia torinese che sembra promettere un brillante futuro ai suoi allievi .
Non mi dilungherò sul contenuto delle prove, dirò solo che  Il test alla fine mi ha visto ammessa in tutti i college in quest’ordine:

  1. SERIALITA’ &TV
  2. CINEMA
  3. STORYTELLING
  4. SCRIVERE
  5. REPORTING
  6. BRAND NEW
  7. DIGITAL

Un ottimo risultato con due messaggi molto chiari: primo; smettila con le serie tv e fatti una vita. Secondo;  le tue capacità di scrittura creativa sono da quarto posto. 

E’ stata una delusione e per la prima volta ho pensato davvero che sì, per riuscire a scrivere bene qualcuno me lo avrebbe dovuto insegnare.

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A distanza di trenta giorni sono partita, sono andata negli Stati Uniti ed avendo un po’ di tempo ho deciso di iscrivermi a un workshop di scrittura presso la Gotham Writers Workshop.

Ciò che ho trovato lì è stata una comunità di scrittori, persone di ogni genere unite dalla stessa passione che si confrontano e condividono i loro lavori senza esami di ammissione, classifiche, giudizi e  voti. Senza spendere cifre esorbitanti, ma rispettando il talento, la storia e lo stile di ognuno.

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Questa esperienza è stata un nuovo ed intenso turning point. Ho smesso di credere che le mie capacità meritassero una medaglia di legno e sono tornata all’unica cosa che conta: parlare a me stessa.

Ciò che il mio approccio alle scuole di scrittura mi ha insegnato è che la risposta alla domanda ” scrivere può essere insegnato?” non è da ricercare nel “se”, ma nel “come”.

Ci sono tanti ingegni quante teste e tante penne quante mani… E l’unico vero “come”,  è iniziare.

-VIOLA

 

 

 

 

 

Librerie dell’usato: dove fare shopping di parole a Roma

Amo le librerie come Carrie Bradshaw i negozi di scarpe.

Fare shopping di parole è una delle mie attività preferite e che amo fare in solitaria. Sebbene io sia una piuttosto schizzinosa in quanto a gusti letterari (eh si, lo ametto) non mi ha mai fatto una grande differenza il dove comprare i libri.

Mondadori, Feltrinelli etc etc… L’importante è sempre stato solo il contenuto.

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Quando mi sono avviata alla carriera universitaria (bella e dannata, magari un giorno ne parleremo), ho scoperto un piacere che – forse vergognosamente- fino a quel momento avevo ignorato: perdermi nei meandri delle librerie dell’usato.

Polverose, a volte confusionarie, piene di angoli bui e anche di tesori; mi ricordano un po’ il modo in cui funziona il mio cervello.

Negli anni, in ogni città che ho visitato,  ho fatto delle librerie dell’usato una tappa fissa; portando a casa sempre dei preziosi souvenir.

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Per questo motivo ho deciso di inaugurare la mia voce su questo blog con qualche dritta sulle mie librerie dell’usato preferite a Roma.

Come la classifica di Xfactor, qui elencate in ordine sparso:

Sono tutti piccoli negozi gestiti da librai ( e libraie) appassionati che ti sanno trasportare davvero in un’altra dimensione e anche se non avete le idee chiare su cosa cercare, ma avete la pazienza di spulciare , riuscirete a trovare il libro  che non sapevate di volere, ma di cui avete sicuramente bisogno.

-Viola

 

Il primo disco non si scorda mai: quella volta in cui mi sono innamorata di Bon Jovi

Ho deciso che il mio primo pezzo  lo dedicherò al primo disco che ho comprato nella mia vita.

Mi sembra giusto cominciare a raccontarla così questa infinita storia d’amore che lega me e la musica, dall’inizio (o quasi). Da un aneddoto forse buffo, forse no, che dopo più di quindici anni ricordo ancora con infinito piacere.

Stiamo parlando del 2000, anno in cui io avevo 7 anni.

Probabilmente era una sera estiva perché stavo guardando il Festivalbar. Ci vorrebbe una pagina da dedicare solamente a lui, che ogni estate tornava puntuale a farci vivere tutti i migliori successi della stagione proponendoci le sue compilation con quel girasole enorme, che su un CD aveva lo sfondo rosso e sull’altro lo sfondo blu.

Momenti magici.

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Torniamo a noi. Ero seduta sul pavimento del mio salone e stavo guardando attentamente la trasmissione, che stava per terminare, quando a concludere la serata viene chiamato un ragazzo che io non avevo mai visto, di cui la mia giovane età mi faceva ancora ignorare i suoi precedenti successi, biondo, con i capelli lunghi, che inizia a saltellare qua e là sul palco con davanti una folla di ragazzine impazzite. Io rimango ammaliata da questo ragazzo. O forse da quella canzone così movimentata, che faceva ballare tutti e che, in un inglese che io chiaramente non capivo, ci diceva “è la mia vita, ed è adesso o è mai”. Si ragazzi, era Bon Jovi. Ho chiesto a mia sorella, più grande di me, chi fosse quel tizio così bello ed ho iniziato a chiederle di comprarmi il CD.

Pochi giorni dopo, finalmente, lo avevo in mano ed è inutile dire che avevo imparato tutte le canzoni a memoria. Ero una fan accanita e qualche tempo dopo, quando uscì un altro album, comprai anche quello ed imparai, anche in quel caso, tutte le canzoni. Ancora oggi me ne ricordo parecchie. Fu il mio cantante preferito per due, tre anni credo, non so dire con precisione quando smisi, ma ricordo esattamente quando cominciai ad amarlo.

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Tutt’oggi sentire quella canzone, o quelle canzoni, provoca in me delle emozioni fortissime, e di certo non perché siano chissà quali alti capolavori musicali da meritare un Emmy, ma perché sono state le prime canzoni che davvero ho amato, che ballavo in cameretta con lo stereo alto. Sono le canzoni che mi ricordano i miei sogni di bambina, e mi auguro che ognuno di voi possa avere delle canzoni così, perché infondo è questa la magia della musica.

 Con il passare del tempo ho scoperto che qualche anno prima, Bon Jovi aveva fatto piangere migliaia di adolescenti innamorate sulle note di Always, e questo stesso trattamento non sarebbe stato di certo risparmiato e me e alle mie coetanee qualche anno dopo.  Questa però, mi sembra evidente, è tutta un’altra storia

Fiore.