Sulle tracce di Sebastian Knight, il primo romanzo americano di V.

Quanta differenza può fare scrivere in una lingua che non sia la propria lingua madre?

Forse questa è una domanda che dovrei porre a Vladimir Nabokov, e molto probabilmente lui stesso mi direbbe di cercarne la risposta in La vera vita di Sebastian Knight, il suo primo libro scritto completamente in lingua inglese – composto nel 1938 durante gli anni parigini, vide la luce nel 1941 sotto il nome dell’Americana New Direction. 

La vera vita di Sebastian Knight è un libro breve che pare scritto per colmare gli spazi vuoti della memoria di ognuno di noi.

La vicenda ruota attorno al viaggio di V.; giovane uomo, acerbo scrittore, e goffo ed improvvisato investigatore che si mette sulle tracce della “vera vita” di suo fratello Sebastian, brillante romanziere venuto a mancare presto,  la cui memoria è infangata dalla poco edificante biografia di tale Mr Goodman. 

Sebastian – originario della bianca e silenziosa Pietroburgo, ma allevato in Inghilterra – è l’oggetto ossessivo della ricerca di V., che ripercorrerà le tappe più significative della vita del fratello tentando di orientarsi tra una moltitudine di voci e volti che proporranno ogni volta un’immagine uguale e contraria di un uomo che lui stesso non ha mai davvero conosciuto.

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V. tenta maldestramente di unire i puntini interrogando vecchi compagni studi, collaboratori, amici conoscenti, amori e in ultimo, ma non per ultime, le pagine dei libri di Sebastian.

Guidato da un affetto e una stima che al lettore pare quasi inspiegabile – considerato il rapporto tra i due, fatto di incontri sporadici e apparentemente superficiali- V. collezionerà una serie infinita di vicoli ciechi da cui fare marcia indietro.

Un numero imprecisato di false partenze che lo condurranno alla tragica quanto ironica conclusione che nessuno è mai davvero conoscibile, e che l’unica immagine che ci è concesso riconoscere è quella costruita dai nostri ricordi e dal riflesso di noi stessi negli altri.

Tanto che V. stesso arriverà a dire:

“ Io sono Sebastian, o Sebastian è me, o forse siamo tutti e due qualcuno che n’è l’uno, n’è l’altro conosce.”

Un romanzo che forse non è un romanzo. Una caccia all’uomo che racchiude in se tanti, forse troppi, cenni alla “vera vita” della penna che l’ha scritto: L’ emigrazione, un grande amore, e sopra a tutto un destino legato a filo doppio alle parole, che rendono sottili i confini e superflua qualsiasi spiegazione. 

Una “non storia” porosa, che assorbe e tiene ancorati lasciando al lettore tanti interrogativi quanti sono i volti di Sebastian Knight.

Inevitabilmente si accende il fuoco pallido del dubbio che ci fa domandare quale sia la nostra vera vita, cosa si dirà di noi quando non ci saremo più, e in quale lingua saremo raccontati.

Tutto racchiuso nell’inesorabile verità per cui esiste un solo vero numero a cui tutti apparteniamo: l’uno.

Viola

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