L’Arminuta: vivere a schiena dritta

Nella complicità ci siamo salvate.” Così recita una delle frasi finali di un meraviglioso libro di Donatella Di Pietrantonio, “l’Arminuta”, che significa “la ritornata”. Per tutto il libro infatti la giovane protagonista verrà chiamata in questo modo e non avrà mai un nome. Da una vita felice ed idillica di bambina amata e coccolata, l’Arminuta viene catapultata in una realtà opposta, in una realtà di calci, di fame, di buchi allo stomaco e lacrime. Da una vita di agio in cui era l’unica figlia amata di quella che credeva essere sua madre, ad una tavola in cui non si sa se a cena ci sarà cibo per tutti, perché ci sono tante bocche da sfamare e tanti fratelli di cui non si conosceva l’esistenza, come dei genitori.

Due genitori che forse hanno provato ad amarla nel loro modo, e non è una colpa che il loro modo fosse quello dei silenzi, della terra, delle mani sporche, delle bocche affamate, ma non è bastato. Due genitori che riconoscevano in cuor loro quanto questa ritornata meritasse delle attenzioni diverse, che non sempre erano in grado di cogliere. Due genitori che, come quelli adottivi che l’hanno portata indietro, la trattavano come un pacco da mandare qua e là in base alle proprie esigenze, rispedita al mittente o inviata ad un nuovo destinatario. Nessuno però, di tutta questa gente da cui andava e veniva, le ha spiegato perché, nessuno le ha mai spiegato “a chi appartiene” davvero.

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In quella nuova casa però, ci sarà una persona che la tratterà con amore, che la aspetterà di ritorno dalle sue gite in città, che riconoscerà più di tutti il suo meritare di più, che si ribellerà l’unica volta in cui vedrà sua madre prenderla a schiaffi, ed è sua sorella Adriana. La più piccola fra le due, quella che sapeva di più sul quel mondo contadino, che l’ha introdotta a quella realtà rurale, che le ha spiegato che “Tu se vuoi sta’ ecco, i verbi te li devi impara’ pure in dialetto.” “Nella complicità ci siamo salvate” è proprio a lei che si riferisce, alla loro lotta, al loro prendersi per mano, al loro riconoscersi, al loro essere così tanto diverse, eppure così tanto uguali nel bisogno d’essere amate ed ascoltate.

Nella complicità ci siamo salvate” significa che per quanto ci abbiano fatto male, per quanto non ci abbiano riconosciuto, per quanto non ci abbiano visto, c’è sempre qualcuno a ricordarci che forse qualche possibilità nella vita ce l’abbiamo, qualcuno in grado di farci comprendere che si può amare ed essere amati senza farsi del male, qualcuno che ci fa venire voglia di fare lo stesso con lui, che ci fa venire voglia di mostrargli le meraviglie che è, e che non vede, qualcuno in grado di farci scoprire il bello che è in noi anche e soprattutto quando noi non siamo in grado di vederlo. È qualcuno negli occhi del quale ci riconosciamo senza bisogno di parlare, e ci vediamo belli, perché è così che ci si sente belli davvero, attraverso gli occhi di chi ci ama, perché sono sinceri, puliti, e ci fanno da specchio.

“Nella complicità ci siamo salvate” è qualcuno che ti dice di raddrizzare le spalle, di stare dritto con la schiena, perché stare con la schiena dritta è un modo di vivere, è un atteggiamento, ed una cosa che ho imparato è che tutte le persone che mi amano, almeno una volta nella vita, mi hanno detto di stare dritta con le spalle. Un po’ come fa il padre dell’Arminuta, quando la accompagna per lasciarla ad una terza famiglia che si prenderà cura di lei per un periodo. La ragazza infatti dice “Parlava come se fossi sua. Non si era mai preoccupato per me e neanche per gli altri figli, veramente. O forse ero io che non l’avevo visto. Ho abbassato la testa per l’emozione. – Raddrizza ‘sse spalle, sennò ti sgobbi.- La pacca è arrivata vigorosa e correttiva.” Stare con la schiena dritta è essere fieri, essere presenti a se stessi, essere saldi, essere pronti e aperti al mondo, essere disposti a dare e a ricevere, essere. “Stai dritta con la schiena!” per me non è un imperativo, è una dichiarazione d’amore.

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Nella complicità ci siamo salvate” è questo: avere qualcuno che ti dica di stare dritto con la schiena quando ti vede gobbo, e non perché fa piacere lui, ma perché vuole che tu veda il mondo. “Nella complicità ci siamo salvateè avere qualcuno con cui vivere e scoprire il mondo spalla a spalla.

Nella complicità ci siamo salvate” è l’Arminuta che grazie al rapporto con Adriana non sarà più solo una ritornata, ma potrà chiamarsi col suo nome, trovare la sua identità, salvarsi, decidere finalmente non più “di chi essere”, ma “chi essere” e presentarsi al mondo, a schiena dritta.

FIORE

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