La principessa che credeva nelle favole

Oggi voglio raccontarvi la storia di una principessa, Vittoria, la protagonista del libro “La principessa che credeva nelle favole”, di Marcia Grad Powers.

Alla nostra principessa è stato insegnato, sin da bambina, che certe cose non si possono fare, certe cose non si possono dire, che una principessa che si rispetti non può cantare e ballare in camera sua liberamente. Una principessa che si rispetti deve chiudere a chiave in un armadio tutti i suoi desideri, a più mandate, per essere sicura che non escano più, per essere sicura che non la disturbino, che non le creino problemi, perché le hanno sempre detto che così com’era, lei, non andava bene.

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La nostra Vittoria diventa dunque una principessa rispettabile, come tutte le altre, che conosce le buone maniere, che va bene a scuola, che è educata, che segue tutte le regole che le hanno insegnato, che aspetta alla porta che un giorno arrivi un principe a salvarla, un principe che le porti la felicità. Quando questo principe arriva nella sua vita, sembra che sia venuto davvero a portare il “vissero felici e contenti”. Apparentemente dunque Vittoria ha tutto quello che le serve per essere felice, ma sente dentro che le manca ancora qualcosa, perché lei, felice e contenta, non ci si sente mai.

Con molte delusioni e dubbi, incontrerà per la sua strada dei personaggi molto importanti per lei, che saranno in grado di mostrarle la bellezza delle cose, che la accompagneranno in un faticoso e meraviglioso viaggio, che le faranno capire che non ci sono delle regole che stabiliscono chi dobbiamo essere, che saranno in grado di mostrarle come nessuno le abbia tolto i sogni, ma sia stata lei stessa a farlo, che le mostreranno che la felicità non è un avere ma un essere.

<<A volte mi è capitato di pensare che non ero degna di essere amata>> confessò, le labbra tremanti per l’emozione. <<Povero tesoro>> esclamò il mago, afferrandola per le spalle e fissandola negli occhi. << Tu sei sempre stata degna di essere amata, non per via di quello che dicevi o meno e di ciò che facevi, ma semplicemente perché sei figlia dell’universo. È arrivato il momento di rendere il giusto onore a tutto ciò che hai disprezzato per gran parte della tua esistenza.>>

È per questo che oggi voglio parlare della principessa Vittoria, perché la principessa Vittoria siamo stati e siamo noi, tutti i giorni.

Siamo Vittoria quando crediamo che la nostra felicità dipenda dagli altri, quando lasciamo il potere agli altri di cambiare le cose per noi, quando non scegliamo, quando ci accontentiamo, quando chiudiamo i nostri sogni in una scatola dando la colpa al mondo, dicendo che non ci riusciamo, che non c’è un modo, che non è vero che possiamo farlo, che non possiamo desiderare, che non possiamo amare, che non siamo degni di essere amati.

Siamo Vittoria quando siamo delusi, arrabbiati, offesi. Siamo Vittoria quando ci fanno male, quando non ci vedono, quando ci calpestano, quando ci facciamo togliere i sogni da chi non è in grado di amarci e poi lo crediamo ladro.

 

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 Siamo Vittoria anche quando lottiamo però, siamo Vittoria quando comprendiamo finalmente che non esiste nessun principe azzurro che deve venire a salvarci, se non siamo noi i primi a salvarci da soli, ad amarci per quello che siamo, a modificare quello che non ci piace e a dare valore, peso e corpo a tutte le infinite possibilità che abbiamo dentro.

Siamo Vittoria quando comprendiamo di meritare l’amore, quando troviamo la possibilità di amare, quando andiamo a riaprire quel cassetto in cui avevamo chiuso tutti i nostri sogni e ricominciamo a cantare e ballare.

Siamo Vittoria quando finalmente capiamo che forse le favole non esistono per come ce le raccontano, ma per come le viviamo. Siamo Vittoria quando troviamo dei rapporti che ci sanno vedere e ci mostrano la nostra bellezza quando noi non riusciamo a farlo. Siamo Vittoria quando capiamo che siamo noi la favola più bella che possiamo mai raccontare a qualcuno e quando capiamo che è giusto raccontarla solo a chi ha la capacità, e soprattutto il desiderio, di ascoltarla.

<<Ne hai fatta di strada>> si complimentò Doc. <<Un tempo avevi bisogno di amare per sentirti bene. Adesso puoi scegliere di amare perché ti senti bene.>>

FIORE

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