Il coraggio di diventare farfalla

Oggi, può sembrare strano, ma voglio parlare di farfalle, e per farlo non userò definizioni di biologia, ma un libro, e la mia vita. Questo perché le farfalle di cui parlo non sono quelle che volano tra i fiori, ma siamo tutti noi. C’è stato un momento, qualche tempo fa, in cui mi sono sentita come il giovane Holden  di Salinger, quando ci dice, mentre sta per abbandonare l’ennesima scuola, che quando si va via da un posto bisogna salutarlo, altrimenti si sta ancora peggio.

Mi è già capitato di lasciare scuole e altri posti senza nemmeno sapere che me ne stavo andando. Ed è una cosa che odio. Non importa se è un addio triste o brutto: io, quando me ne vado da un posto, voglio sapere che me ne sto andando. Altrimenti stai ancora peggio.

Credo infatti che quando andiamo via da qualcuno o da qualcosa sia giusto prenderci il nostro tempo per salutarlo, per dire che ce ne stiamo andando, e non tanto per dirlo a lui, ma per dirlo a noi. Separarci non è mai facile, ma talvolta è l’unica cosa che ci fa restare vivi.

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Ecco, questo vale anche per tutte quelle parti di noi che non ci appartengono più. Quando cresciamo infatti, quando arriva quel momento in cui sentiamo di essere pronti, in cui sentiamo che è giunta l’ora di andare, che non siamo più quelli che eravamo, può essere doloroso non riconoscersi più la mattina davanti allo specchio. Ed è estremamente necessario prenderci del tempo per dirci addio, per salutarci, e soprattutto per riconoscerci.

Come il bruco che diventa farfalla. Nessuno glielo spiega al bruco che un giorno si sveglia e non è più lui, che un giorno si sveglia ed è una meravigliosa farfalla. Un giorno si sveglia ed è pronto a volare. Ecco, immaginate di svegliarvi un giorno, specchiarvi sapendo di essere un bruco ed intravedere invece, appannata, una bellissima farfalla.  È complicato riconoscersi farfalla e separarsi da quel bruco. E così come Holden voleva salutare tutte le cose, così anche noi vogliamo salutare quel bruco. E di certo fa male, perché a stare per terra ci si era un po’ abituati, perché alla fine essere bruco non è poi così male, ha la sua comodità. Poi un giorno succede. Succede che grazie a qualcuno che ci ama, che quella farfalla l’ha vista prima di noi, riusciamo finalmente ad aprire gli occhi.

Ecco, dopo il dolore dell’addio a quella parte vecchia di noi, a quella parte che non ci appartiene più, a quella scuola vista dall’alto, a quel ricordo di noi bruchi; dopo la paura che ci pervade quando capiamo che non siamo più quello che eravamo; dopo aver portato con noi tutto ciò –  e  non per la paura di perderlo ma semplicemente perché fa parte della nostra storia, fa parte del nostro vissuto –  dopo aver fatto pace con tutto quello che non siamo più e compreso che siamo altro, finalmente vediamo nitida, chiara e bellissima davanti a noi, la farfalla che siamo diventati. È quello il momento in cui possiamo davvero volare, e non con la paura di non saperlo fare e di farci male, ma con la voglia di imparare, ogni giorno, ad andare sempre più in alto.

Che tutti noi possiamo rinascere, ogni giorno, coraggiose e bellissime farfalle.

 

-FIORE

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