Che forma dareste ai contorni di un sogno? Ghirlanda.

Qualche mese fa per una serie di motivi , mi è capitata tra le mani una di quelle cose che una schizzinosa in fatto di libri come me legge raramente:

Graphic novel

E non perchè io sottovaluti il potere delle parole unite alle immagini, ma più che altro per il fatto che tendo a ricercare me stessa nelle cose che leggo e spesso il modo in cui i mondi vengono rappresentati in questo genere, distolgono la mia attenzione dalle domande esistenziali,e dalla mia ricerca di luce/buio.

Tuttavia, quando qualcosa di bello ti bussa alla porta – tu apri.

Ecco una mia breve, ma  ponderata recensione su Ghirlanda , della strana coppia Kramsky – Mattotti, che mi ha riportato un po’ a quando ero bambina.

Che forma dareste ai contorni di un sogno?

Convulsi, sottili, armoniosi, dinamici, fluidi. Sono i contorni di Ghirlanda, il  sogno uscito dal pennino di Lorenzo Mattotti nel suo rinnovato sodalizio con lo sceneggiatore Jerry Kramsky.

La coppia di Jekyll & Hyde torna sulla carta dopo quindici anni, e lo fa attraverso i  Ghir. Creature fantastiche, somiglianti a degli orsi misti a trichechi, che si muovono in un universo in bianco e nero;  animati da sentimenti umani e da oblomovistici istinti.

Ippolite – ghir, figlio dello sciamano – si trova a dover intraprendere un viaggo ariostesco alla ricerca di sua moglie Cocciniglia, scomparsa da sette giorni dal villaggio di Ghirlanda.  Ciò che Ippolite scoprirà, è che in gioco non vi è solo il destino della sua famiglia, ma anche quello della sua realtà così come la conosce.

Come ogni favola che si rispetti, irrompe dunque prepotente il tema della lotta tra bene e male, che porterà Ippolite a spingersi ai confini del mondo verso le oscure Terrae Incognitae,  regno dei morti, nel tentativo di estirpare il seme della malvagità.

Ghirlanda è una graphic novel attentamente architettata, i cui tratti vorticosi  di Mattotti, accompagnati dalle parole soffici di Kramsky, risucchiano il lettore in un universo onirico, ricco di spunti di riflessione. In un’odissea di temi, tra i più cari nella vita:  la nascita, la morte, la consapevolezza di sè, il tempo e la paura.

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Volutamente ispirati alla tradizione fumettistica più ingenua, popolata da strane creature ed animaletti buffi, quali Alley Oop ( Vincent T. Hamlin) e i Moomin ( Tove Jansoon).  I Ghir potrebbero essere il pigro soggetto di un dipinto del maestro del surrealismo Dalì, o del genio cinematografico gotico- fiabesco Tim Burton. Saldamente piantati nel solco delle immagini e della narrazione evocativa, sono stati capaci di trionfare al Premio Guinigi 2017 come miglior graphic novel.

Quattrocento pagine imperdibili, edite #logosedizioni, che scivolano via una dopo l’altra. Snodandosi in una serie di roccamboleschi eventi, curiosi  incidenti ed incontri con personaggi assurdi – degni di un Epos – come le scimmie della pioggia, le balene d’aria, Psicopompo, Muso stropicciato e tutti gli altri abitanti di questo mondo.

Un mondo fantastico che si  stende “oltre i sospiri delle nubi, tra gli orizzonti del crepuscolo” da cui farsi trascinare, alla ricerca del significato delle radici, dell’amore, del sacrificio e dell’inevitabilità del cambiamento.

Viola

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