Editoria e sordità: Il Treno e i libri nella lingua dei segni

Oggi voglio raccontarvi una storia, una storia di incontri e di casualità, che forse poi non sono mai così casuali.

Qualche mese fa, precisamente a novembre, ho conosciuto Silvia, una ragazza dai capelli biondi e gli occhi allegri, che, fra le tante cose che fa, parla la LIS, la lingua dei segni italiana. Qualche tempo dopo, a dicembre, sono stata a Più libri più liberi, la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria di Roma, e sono rimasta colpita da un banco in cui erano esposti dei libri nella lingua dei segni. Affascinata da questi librottini qualche tempo dopo ne ho parlato con Silvia, per poi venire a scoprire che lei conosceva già da tempo la casa editrice presente alla fiera, ovvero Il Treno, ed era amica di una delle ragazze che ci lavorano e che io avevo incontrato, Susanna, una ragazza sorda. Inutile dire che ho chiesto a Silvia di organizzare un incontro con Susanna, per scoprire quest’altra faccia dell’editoria, a me completamente sconosciuta sino a quel momento. Ecco cosa le ho chiesto.

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Che cos’è Il Treno?

Il treno è una società cooperativa sociale onlus che trova le sue origini nel 2005, quando un gruppo di collaboratori, animatori ed operatori sordi ed udenti, hanno avviato un progetto all’interno di una ludoteca con attività dedicate a bambini, sordi ed udenti. Dopo questa esperienza è emerso negli educatori il desiderio di fare qualcosa di più ed è stato dunque fondato Il Treno, con l’obiettivo di offrire attività bilingui (in italiano e in lingua dei segni). Oltre ad offrire molte attività, svolgiamo dei seminari e dei workshop per le persone che desiderano lavorare con i bambini sordi.

Una cosa di cui ci siamo poi accorti è il fatto che in Italia, per quanto riguarda l’editoria, si trovano sporadicamente volumi legati al mondo dei sordi e alla lingua dei segni, così abbiamo deciso di intraprendere il percorso per diventare una casa editrice specializzata bilingue, che si dedica quindi ad entrambe le lingue (Italiano e LIS).

La nostra prima pubblicazione è stato il libro Le favole di Esopo, con allegato DVD, dove si trovano i testi in italiano illustrati e tradotti in lingua dei segni, e si possono svolgere giochi e attività didattiche in tutte e due le lingue. Dopo aver riscontrato il successo di questo iniziale progetto abbiamo deciso di continuare con la produzione di libri, anche se lentamente.

Ci occupiamo anche di produrre materiale informativo ed educativo, come ad esempio delle cartoline con la dattilologia o delle borse, sia con il testo in italiano che in lingua dei segni. Se siete interessati ecco il video della nostra presentazione su Youtube.

Di cosa parliamo quando parliamo di editoria bilingue (Italiano/LIS)?

In Italia l’editoria bilingue è molto povera. Ci sono delle altre case editrici che ogni tanto producono dei libri bilingui, ma il treno è specializzato esclusivamente in questo. La nostra linea editoriale si occupa infatti di bilinguismo bimodale. Quando si parla di bilinguismo si pensa spesso a due lingue come possono essere l’italiano e l’inglese, nel nostro caso invece si parla di bilinguismo bimodale, poiché le due lingue in questione hanno due modi diversi di essere comunicate: una tramite il canale visivo gestuale e l’altra tramite quello uditivo vocale. L’obiettivo è arricchire il panorama editoriale di materiali bilingui come i nostri perché in Italia ci sono pochi libri che contengono la lingua dei segni.

Per quanto riguarda gli altri paesi vediamo che sono molto più ricchi da questo punto di vista ed esiste una produzione di libri già da molto tempo. Io in prima persona ho potuto notarlo quando nel 2009 ho fatto un tirocinio di tre mesi a Parigi ed ho visto che lì c’erano tanti libri con all’interno la lingua dei segni francese e sono rimasta a bocca aperta, perché quando ero piccola io non avevo mai visto libri per i bambini in lingua dei segni. Quando sono tornata in Italia ho voluto fare qualcosa legata all’editoria e, dopo essermi trasferita a Roma, aver frequentato diversi corsi e attività come volontaria per sordociechi, sono entrata nella cooperativa nel 2011 e così ho iniziato a collaborare a diversi progetti editoriali.

È difficile portare avanti un progetto editoriale come il vostro? Quali sono le difficoltà?

Le difficoltà prima di tutto sono di tipo economico perché non siamo una grande casa editrice, ma siamo piccoli e stiamo andando avanti piano piano. Per quanto riguarda la produzione dei nostri libri infatti spesso troviamo la collaborazione di terzi che finanziano la pubblicazione. Per quanto riguarda ad esempio i librottini che fanno parte della collana PRIMI SEGNI c’è stato il contributo dell’associazione Dipendenti della Camera dei Deputati e quello del Bar Senza Nome, gestito da un gruppo di soci sordi di Bologna.

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Per quanto riguarda invece i fumetti Jean il sordo e La figlia di Jean, volumi francesi che abbiamo tradotto in italiano, è stato utilizzato il metodo del crowdfunding. Oltre a quest’ultimo c’è stato anche il contributo dell’associazione Gruppo SILIS e di quella dei Dipendenti della Camera dei Deputati.

Un altro volume in cui sono presenti entrambe le lingue in un’espressione molto artistica  è Alice nel paese delle mani, una storia ispirata ad Alice nel paese delle meraviglie. La parte iniziale e finale del testo sono esattamente le stesse della storia originale, la narrazione chiaramente un po’ cambia perché in questo caso ci troviamo nel paese delle mani. Questo libro è dedicato alla memoria di una nostra collaboratrice che lavorava nelle scuole come assistente alla comunicazione ed è stato finanziato proprio dalla sua  famiglia e dai suoi studenti.

Come riuscite ad interessare anche i bambini udenti alla lettura dei vostri libri?

Cerchiamo di invogliarli ed entusiasmarli evidenziando quelle che sono le particolarità della lingua dei segni, ovvero una lingua in cui si usano le mani e le espressioni del viso e in cui non si usa la voce. È un modo di comunicare tramite il quale sicuramente i bambini possono divertirsi. Con la lingua dei segni ci si può capire sott’acqua, attraverso un vetro, in un posto affollato oppure in un posto in cui c’è molta confusione e rumore. I bambini si divertono tantissimo ed allo stesso tempo imparano molto.

 

 

 

Quali sono i vostri progetti futuri per incentivare l’integrazione fra udenti e sordi?

Ci piacerebbe che la lingua dei segni venisse insegnata all’interno delle scuole come una seconda lingua, come accade per l’inglese ad esempio e che ci sia molta più sensibilizzazione rispetto a questo tema. Stiamo lavorando in alcune scuole – sia elementari che medie – con delle attività e dei laboratori dedicati ai ragazzi durante la settimana. Uno dei nostri attuali laboratori è leggiAmo che ha l’obbiettivo di promuovere il piacere per la lettura. Ai nostri laboratori sono presenti almeno due operatori, uno sordo ed uno udente.

Un altro nostro importante obiettivo è quello di crescere nella produzione di libri e di produrne di nuovi. Abbiamo realizzato anche due e-book fino ad ora: Fortunatamente e Il signor G, vincitore del premio Anderson 2017 come Miglior Creazione Digitale. Questi due libri sono in formato digitale, ed oltre al testo ci sono anche dei video con due narratori, uno che parla a voce ed uno che segna in LIS, presenti in ogni pagina, corredata da disegni e testo scritto, completandosi quindi ad essere accessibile per tutti.

 

Termina qui il mio pomeriggio trascorso davanti ad una tazza di tè insieme a Silvia e Susanna, e porto con me la piacevole sensazione che ti lasciano gli incontri belli, quelli dopo i quali, quando torni a casa, senti che c’è qualcosa di diverso in te. Prima che io potessi andare via però Susanna ci ha tenuto a specificare due cose.

“Perché abbiamo scelto il nome “Il treno”? Perché il treno viaggia sempre, su due binari, uno in italiano ed uno in lingua dei segni, che viaggiano in parallelo. Il 3 presente nel nostro indirizzo internet è un modo per rendere in modo ‘bilingue’ anche il nome del nostro sito iltreno33.it. Infatti il segno LIS che sta per ‘treno’ si esprime usando entrambe le mani con la forma che si usa per dire il numero 3, con il movimento tipico della locomotiva. Nel segno del treno ci sono quindi due 3, e per gioco lo scriviamo con il numero 33.”

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La seconda cosa che mi spiega Susanna è che dire “non udenti” non è sbagliato, ma molti sordi preferiscono essere chiamati così, sordi, perché “non udenti” evidenzia una negazione, e non piace a nessuno essere identificati con una negazione.

Dunque, se desiderate imparare la lingua dei segni, o vi interessano le attività proposte dalla cooperativa, che cosa aspettate a salire sul treno?

  • FIORE

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