Il Festival di Sanremo – “Le canzoni non ti tradiscono”

Si è appena conclusa la settimana della sessantottesima edizione del Festival di Sanremo, e per quanto possano esserci introno a questo evento una miriade di polemiche, rimane sempre una manifestazione canora che incolla milioni di Italiani al televisore. Che sia per nostalgia, che sia per curiosità o che sia per passatempo, c’è una costante che lega tutti coloro che si appassionano alle dinamiche del Festival, che lo guardano con trasporto, che si schierano per qualcuno piuttosto che per qualcun altro: le canzoni.
Avrei voluto fare una riflessione su questo festival appena trascorso, ma poi mi sono resa conto che la cosa più importante di tutto sono proprio le canzoni. Le canzoni hanno uno strano potere. Sanno catapultare indietro nel tempo, sanno coccolare, sanno infastidire. Sanno capire. Sì, le canzoni hanno il potere di far sentire chiunque compreso, da qualcuno che magari neanche conosce. Le canzoni sanno essere un rifugio, un porto sicuro. Mi viene in mente il discorso fatto da uno dei protagonisti del film Radiofreccia, che ci ricorda che le canzoni non ci tradiscono.

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“Invece le canzoni non ti tradiscono. Anche chi le fa può tradirti, ma le canzoni, le tue canzoni, quelle che per te han voluto dire qualcosa, le trovi sempre lì, quando tu vuoi trovarle. Intatte. Non importa se cambierà chi le ha cantate. Se volete sapere la mia, delle canzoni, delle vostre canzoni, vi potete fidare.”

 

Anche in questo Sanremo ho trovato delle canzoni in cui rifugiarmi, delle canzoni del cuore. A partire dal vincitore delle nuove proposte, Ultimo, con la sua “Il ballo delle incertezze”, un inno tanto dolce quanto silente per tutti coloro che credono di non potercela fare, ma che alla fine ce la possono fare sempre. Proseguendo con Ron, con “Almeno pensami” meravigliosa poesia postuma di Lucio Dalla e con Ornella Vanoni che con Bungaro e Pacifico, ci ricorda che praticare ancora l’infanzia può aiutare ad “imparare ad amarsi”. Ho amato Noemi, soprattutto quando nella sua “Non smettere mai di cercarmi” ci dice “per quando verrò a trovarti in tutto quello che scrivi”. Sono di parte perché amo scrivere ed amo lei, ma non posso non nominarla fra i pezzi che più mi hanno emozionato. Voglio ricordare anche “Una vita in vacanza” de Lo Stato Sociale, per i quali la vittoria e la rivoluzione più grande, secondo me, è stata anche solo quella di essere lì a presentare la loro musica, un tipo di musica più di nicchia, ma che ha un seguito che non può più essere trascurato da una manifestazione come quella del Festival di Sanremo. Ho lasciato per ultimi i vincitori Ermal Meta e Fabrizio Moro, che dopo tante polemiche, hanno meritatamente trionfato con il loro grido contro ogni tipo di terrorismo e di guerra, o meglio, contro ogni paura che se ne ha: “Non mi avete fatto niente”.

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Le canzoni hanno sempre qualcosa da dire, ed io, anche quest’anno, a dispetto di ogni “ma che ti vedi ancora Sanremo?”, nonostante le polemiche, a prescindere dalla conduzione, dagli outfuit, dalle gag, mi sono voluta fidare delle canzoni, di queste canzoni, ed ho voluto ascoltare cosa avevano da dirmi. Le ho accolte, le ho fatte mie, e mi rendo sempre più conto che non c’è cosa più bella.

FIORE

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