Quel giorno in cui mi sono messa a pensare a James Joyce

Meno di una settimana fa è stato il cento trentaseiesimo compleanno di James Joyce; colui che ha capito meglio di tutti Freud.

Ok, devo essere onesta – l’Ulisse rientra, insieme ad un altro paio di vergogne tipo L’idiota e Il nome della rosa,  nel breve elenco di libri che ho iniziato e mai finito. Tuttavia, anche se non sono mai arrivata a fondo di tutte le settecento trentacinque pagine, mi è bastato poco per iniziare invidiarlo tantissimo.

Pochi altri mondi sono stati creati in maniera così precisa, e quest’anno ricorre il centenario della primissima uscita dell’Ulisse sulla carta.

Non sto delirando. Lo so che la prima edizione uscì nel 1922… ma nel 1918 Margaret Anderson, fondatrice della rivista letteraria americana The Little Review, iniziò a pubblicare ad episodi quella che ai tempi non era ancora la grande opera di Joyce.

L’impatto che lo stream of consciousness ebbe sull’opinione pubblica fu ENORME. Arrivati al capitolo 13 ( Nausicaa)  , le vicissitudini della coscienza di Leopold Bloom vennero considerate oscene e scandalose tanto da essere censurate negli Stati Uniti fino al 1933.

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Ovviamente mi sono messa a pensare. E sì, è innegabile che l’Ulisse sia un capolavoro. Acclamato dalla critica , preso a modello dagli scrittori e – ribadisco – invidiato dagli aspiranti tali come me.

Ma la gente vera cosa ne pensa? Quella che i libri li compra sul serio, che li legge prima di andare a dormire, sotto all’ombrellone o sulla metropolitana. La gente che maledice le librerie perché un libro non costa mai meno di 11 euro e 50.

Sono andata su Amazon e mi sono messa a leggere le varie recensioni lasciate sotto le diverse edizioni e devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa nello scoprire che il numero di quelli a favore, schiaccia di netto i contrari (l’edizione con più recensioni ne conta 47. Con il 57% di 5 stelle vs il 9% per una sola).

La parola che ricorre più spesso nelle recensioni mono stella è “masochismo”.

Esempio: “decidere di leggere questo libro è un atto di masochismo!”

Tralasciando tutto il trip mentale che mi sono fatta riflettendo sulla parola masochismo in relazione ai libri… Mi è venuto in mente parte di un commento su Joyce, elaborato da Nabokov, durante una delle sue lezioni di letteratura:

“Joyce è capace di trasformare tutto in un trucchetto, in un gioco di parole, in una trasposizione e in un eco di significati. Crea gemelli mostruosi dei verbi che pensavamo di conoscere, ed imitazioni di suoni. In questo, come nelle pesanti allusioni ed espressioni straniere, l’oscurità che produce è senza bisogni, senza chiarezza. Ma suggerimenti, solo suggerimenti per coloro che possono capire”

Quindi sì, probabilmente quello di scrivere un libro presuntuoso era proprio il suo piano. L’ha scritto come un rompicapo sveglia coscienze, fatto per pochi.

E qui è arrivata l’epifania

Sono inciampata in questo articolo un po’ datato e ho deciso di riprovarci con il proposito folle di leggere un capitolo al mese.

In fondo ogni giorno non è altro che un 16 giugno 1904, vestito da tempo che passa. E io sono una masochista.

Chi è con me?

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