La giovane scrittrice Ludovica D’Erasmo ci racconta il suo “RimaSi”

Qualche tempo fa, durante un corso di storia moderna all’università, conobbi una ragazza, Ludovica D’Erasmo, studentessa di lettere moderne. Dopo il corso di storia – che era l’unico in comune che avevamo – ci siamo perse di vista. Qualche tempo dopo, navigando sui social come tutti noi facciamo spesso, ho scoperto che questa ragazza aveva scritto un libro, più precisamente un libro di filastrocche per bambini: RimaSi. Storie in rima che i bambini possono raccontare ai grandi, edito da Arbor Spientiae Editore ed uscito a marzo 2016. Sono stata molto contenta di questo ed è stato un piacere per me contattarla e poter parlare un po’ con lei in merito alla sua scrittura. Ecco quello che mi ha raccontato.

Come e quando è nata la tua passione per la scrittura, in particolar modo per quella di filastrocche e storie per bambini?

Per iniziare credo sia giusto fare una distinzione, e quindi scindere la passione per la scrittura dalla consapevolezza di poter comporre qualcosa.La mia passione per la scrittura è nata ai tempi delle elementari. La scrittura è sempre stata la mia forma di espressione preferita. Piuttosto che disegnare mi divertivo ad inventare piccole storie, a capire come potevo giocare con le parole, con i loro suoni e i loro significati…al contrario, la consapevolezza di comporre, che implica, a mio avviso, anche lo sforzo di pensare a un ipotetico qualcuno che legga i tuoi testi, me la sono scoperta all’età di 16 anni, quando ho iniziato a comporre in rima. In realtà, le mie prime filastrocche non nascono pensando ad un pubblico bambino, bensì ad un pubblico di grandi, con il desiderio di riscoprire il bambino che si nasconde dentro ogni adulto.

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Quando ti sei accorta che le cose che scrivevi sarebbero potute diventare un libro?

Me ne sono accorta quando avevo composto già una decina di filastrocche e soprattutto la spinta decisiva l’ho ricevuta dall’entusiasmo e dall’incoraggiamento di amici e parenti, che sono stati i miei primissimi lettori.

Hai qualche autore che preferisci al quale ti sei ispirata?

Gli autori ai quali mi sento più legata sono Rino Gaetano, Fabrizio De André e Gianni Rodari…i loro testi mi affascinano. Tutti e tre praticano l’umorismo dell’assurdo, il gioco della dissacrazione dei luoghi comuni, stravolgono il linguaggio e ci invitano a liberarci dagli schemi, dai pregiudizi, dal conformismo…

Quale era il tuo libro preferito da bambina e quale è ora?

Il mio libro preferito da bambina si chiamava “Mimì che nome è?” di Anna Vivarelli, fa parte della collana Il battello a vapore. Oggi posso dire  che il mio libro preferito è “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Sepulveda. Fa parte della mia biblioteca di infanzia ma credo che uno di quei libri che ogni bambino cresciuto dovrebbe rileggere.

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Ho visto che spesso vai nelle scuole e leggi le tue storie ai bambini. Che emozioni porti a casa dopo aver letto loro le tue parole ed averci parlato?

Si, ho avuto il piacere di leggere le mie storie ai bambini. Devo dire che è stato uno degli incontri umani più ricchi che abbia mai fatto. Mi sono portata a casa la magia della loro curiosità, la loro capacità innata di prestare attenzione alle piccole cose. Mi hanno insegnato a credere profondamente a tutte le mie storie e mi hanno ricordato che la strada per la fantasia è aperta a tutti…

 Con queste bellissime parole, che io  ho voluto leggere anche come un incoraggiamento, finisce la mia chiacchierata con Ludovica. È bello poter vedere che le cose belle, come può essere la pubblicazione di un libro, accadono anche a persone che abbiamo conosciuto e non solamente a quelle che vediamo sui giornali o in televisione. In bocca al lupo a Ludovica per la sua carriera letteraria, e un augurio speciale a tutti quegli adulti che hanno perduto il bambino che è in loro.

-FIORE

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