Ogni libro usato è una storia d’amore

Un libro usato non racconta mai solo la storia scritta all’interno, ma anche quella di tutti coloro che ne sono stati proprietari, e credo che sia sempre una storia d’amore, per la lettura o per la vita.

Ogni volta che mi trovo in una libreria dell’usato – come sapete ne siamo assidue frequentatrici – o presso una bancarella per la strada, mi sento sempre catapultata in un’altra dimensione. Una dimensione passata. Inizio a sfogliare  decine di libri e cerco gli appunti, le sottolineature, le frasi nascoste, i messaggi d’amore di chi li ha posseduti prima di me. Cerco di capire quale proprietario precedente ha qualcosa da raccontarmi in più rispetto agli altri perché so che dopo aver comprato quel libro mi sentirò legata a lui da un invisibile filo che mi accompagnerà per tutto il tempo di quella lettura.

Se all’inizio del libro trovo una data, una firma, una dedica o un pensiero, comincio ad immaginare la storia di quelle persone e mi viene voglia di andarle a cercare, di chiedere loro che fanno, di farmi raccontare la loro vita, quello che gli è piaciuto di questo libro e soprattutto perché – ad esempio –  un libro con una così dolce e spassionata dedica d’amore sia finito su una bancarella.

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Oltre alla storia di ogni singolo libro in quanto oggetto e a quella del suo proprietario, è affascinante anche intravedere in questi testi la storia dell’editoria. Alcuni libri infatti sono talmente vecchi da essere stati pubblicati da case editrici che non esistono più e di cui ignoravamo totalmente l’esistenza.

Qualche mese fa ho acquistato in una libreria dell’usato Umiliati e offesi un libro  di Dostoevskij (che purtroppo non ho ancora letto) stampato nel 1950, e sono rimasta colpita dal fatto che la traslitterazione del nome dell’autore un tempo fosse Fiodor Dostoievski, e non Fëdor Dostoevskij come ora. Questo piccolo particolare mi ha portato indietro nel tempo. All’interno del libro c’è poi una data scritta con una penna nera dalla punta finissima –  30 giugno 1953 – ed una firma, ai miei occhi incomprensibile. Forse era un regalo, o forse chi lo comprò ha voluto scrivere il suo nome all’interno solo per farlo leggere ai posteri, fatto sta che io ora mi sento legata a questa persona ed alla sua storia, pur non conoscendone alcun particolare. Nel 1953 era da poco finita la seconda guerra mondiale e chissà che cosa avrà letto il suo proprietario all’interno di questa storia, chissà se gli è piaciuta e soprattutto chissà che giro enorme avrà fatto questo libro per giungere fra le mie mani più di 60 anni dopo essere stato stampato.

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Sicuramente qui Dostoevskij ci racconterà due storie diverse – perché i libri non sono mai uguali per tutti – , ma leggendo la mia, cercherò di immaginare anche un po’quella che ci ha letto il mio lettore parallelo, perché se non ci fosse stato lui probabilmente questo libro non sarebbe mai stato mio.

 Quindi grazie sconosciuto, per avermi fatto questo dono, proverò a leggere anche un po’ con i tuoi occhi.

                                                                 -FIORE

 

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